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Musicisti e ipoacusia: il caso di Beethoven, Sting, Phil Collins e Caparezza

Sapevate che molti cantanti soffrono di un calo dell’udito? Il rapporto fra musicisti e ipoacusia infatti non è nuovo. Il caso più famoso è senza subbio quello di Beethoven, il grande compositore che lamentava gravi problemi di udito già a trent’anni e che terminò i suoi ultimi capolavori quando era già completamente sordo. Non dobbiamo però guardare così indietro nel tempo per trovare i grandi della musica che soffrono di ipoacusia. Tra i big del panorama musicale dei nostri anni abbiamo ritroviamo nomi come Sting, Phil Collins e Brian Jhonson degli ACDC.

Phil Collins in particolare, ha dovuto rinunciare ad una serie di concerti a causa dei suoi problemi di udito e lottare contro una brutta infezione virale all’orecchio che gli ha portato via il 70% dell’udito all’orecchio sinistro.

Lars Ulrich, il batterista dei Metallica, e Caparezza, il rapper pugliese, soffrono invece di acufeni, a causa della vicinanza agli amplificatori durante i concerti.

Il rapporto di Sting con gli apparecchi acustici

Il caso più noto è però quello di Sting. L’ex cantante dei Police dimostra la stessa bravura e la stessa energia di sempre anche se l’anno prossimo compirà settant’anni. Tuttavia, dietro il look da etera rock star, si nasconde una grave perdita di udito. Come molto suoi colleghi e musicisti prima e dopo di lui, Sting non ha mai nascosto i suoi problemi uditivi e già nel 1995 ha reso pubblica la sua condizione. Anzi, con molta ironia ha affermato che l’espressione “cosa?” è diventata la sua parola preferita.

È interessante però concentrarci su due aspetti fondamentali della sua vicenda: la sensibilizzazione sul rapporto fra musicisti e ipoacusia e il suo rapporto con gli apparecchi acustici.

Sting è infatti è ambasciatore per Hear the World Foundation, un’associazione no-profit che supporta le persone con problemi uditivi in ogni parte del mondo, in particolare bambini, attraverso donazioni, consulenze e fornitura di apparecchi acustici.

Nonostante ciò, vi stupirà forse sapere che Sting non ama affatto gli apparecchi acustici perché, come egli stesso ha dichiarato, “sento più di quello che vorrei sentire”. Il motivo dell’insoddisfazione di Sting riguardo gli apparecchi acustici può essere spiegato se si tiene conto di come il cervello reagisce di fronte alla perdita uditiva. Se la perdita non viene trattata in tempi brevi, il cervello si abitua, nel corso degli anni, a non sentire, o a sentire poco, a non recepire più rumori ambientali e suoni fastidiosi (oltre, ovviamente alle parole). Indossando gli apparecchi acustici invece, il cervello riceve d’improvviso tutte queste informazioni, alle quali non era più abituato, e non riesce a processarle subito.

Riabituarsi a sentire è difficile

Riabituarsi ad ascoltare con gli apparecchi acustici può essere un processo lungo e difficile. È importantissimo in questo caso essere seguiti da un audioprotesista che possa rispondere a tutte le vostre domane e aiutarvi nella scelta della tecnologia in base alla vostra esigenza uditiva. Molto importante nella prima fase in cui si utilizzano gli apparecchi acustici sono i feedback del portatore, indispensabili per trovare le impostazioni più adatte alle sue condizioni.

Il cattivo rapporto di Sting con gli apparecchi acustici, più di quello fra musicisti e ipoacusia, fa riflettere su quanto sia importante agire presto di fronte ad un calo dell’udito.

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